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IL COSMO SUL COMO'

Intendiamoci subito! Io ne sono un estimatore, ma purtroppo lo smalto degli inizi (TRE UOMINI E UNA GAMBA risale al 1997) come prevedibile, non c’è più: resta la professionalità degli interpreti e la devozione di quella parte di pubblico, tra cui io, come anzidetto, che li ha amati in tv e che li seguirà al cinema anche stavolta.

Anzi io l’ho già fatto. E posso confermare che le trovate di un sodalizio ormai ventennale non sono inesauribili.

Riaffacciatisi dopo il precedente “Anplagghed al cinema” (spettacolo teatrale adattato al cinema con la sola giustificazione economica), Aldo, Giovanni e Giacomo mettono in pista di nuovo un film (diretto da Marcello Cesena) vero e proprio.

Utilizzando la formula comoda della storia ad episodi, tutti molto milanesi, racchiusi tra naviglio, hinterland e S. Siro, formula che facilita lo svolgimento ed evita buchi di sceneggiatura, verificatesi nei primi godibili e picareschi film del (magico) trio.

In questo IL COSMO SUL COMO' le vicende scorrono senza un filo logico importante (come direbbero Cochi e Renato). Potrebbero essere tre o cinque episodi, invece che quattro e non cambierebbe niente. Chiaramente parliamo dello spettatore non-devoto.

Il prologo si svolge all’ombra di un ginko biloba, dove Pin e Puk interrogano il maestro Tsu Nam sulla saggezza. “Colpiti” dai suoi insegnamenti e dal suo bastone di bambù, i discepoli sognano di raggiungere il nirvana e di suonare il gong che produce armonia, valanghe ed eruzioni; si prosegue con la partenza per le vacanze (sempre le stesse. Stessa spiaggia, stesso mare) per tre famiglie, che possono così mettere in scena le loro (e nostre, probabilmente) nevrosi urbane.
Viaggio che si conclude sull’erba di San Siro.

Si continua con una vicenda che ruota attorno ad una scassatissima Chiesa, anzi al suo confessionale e al sagrestano che fa la cresta sulle offerte dei parrocchiani per comprarsi la moto; non hanno invece bisogno di restauro i quadri del castello di Hogwarts, ritratti che si divertono a sparlare e sbeffeggiare fino a che scivolano fuori dalla cornice per insediarsi in un’altra e conquistare una dama “con un ermellino”.
E per finire i tre eterni ragazzi Aldo e Giovanni giocano a calcetto e generano prole, soltanto Giacomo non riesce nel lieto evento. Tra medicina ayurvedica e calcolo della temperatura basale, cercherà di concepire il suo goal più bello.

Devo dire con franchezza che non ci si annoia, ma nemmeno ci si diverte tanto. Il trio purtroppo non ha inventato niente di nuovo e una volta abbandonata anche la strada della parodia di altri film (che per me era comunque un loro punto forte) si limita a buone osservazioni sulle miserie e le nevrosi della società moderna, ma senza affondare il coltello nella piaga. Senza graffiare.

Niente di nuovo, in sintesi, con Aldo, Giovanni e Giacomo che sembrano ormai prigionieri dei propri clichè e delle loro maschere: Aldo sempre imbranato, ingenuo e fatalista, Giovanni ancora invischiato nella diffidente pragmaticità milanese e Giacomo irrimediabilmente saccente, noioso e pignolo.

Restano pur sempre una educata isola nella volgarità di certi cinepanettoni, una visione certo diversa e che potremmo definire la commedia all’italiana secondo Aldo, Giovanni e Giacomo.

Che dire di più: continuiamo a preferirli alle volgarità che fanno cassetta. E aspettiamo il prossimo.

Non si possono segnare solo gol da cineteca. Purtroppo.

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